{"id":1418,"date":"2024-05-14T20:53:42","date_gmt":"2024-05-14T20:53:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.johncage.it\/blog\/?p=1418"},"modified":"2024-05-14T20:53:42","modified_gmt":"2024-05-14T20:53:42","slug":"intervista-con-massimiliano-viel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.johncage.it\/blog\/2024\/05\/14\/intervista-con-massimiliano-viel\/","title":{"rendered":"Intervista con Massimiliano Viel"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>A qualche mese di distanza dall&#8217;uscita di <strong><em><a href=\"https:\/\/shake.it\/libri\/un-anno-a-partire-da-lunedi-dopo-silenzio\/\">Un anno, a partire da luned\u00ec. Dopo Silenzio<\/a><\/em><\/strong>, la seconda raccolta di scritti di Cage pubblicata da <strong><em>Shake<\/em><\/strong>, ecco un&#8217;intervista con Massimiliano Viel che \u00e8 responsabile di questa nuova collana di scritti sulla musica iniziata appunto con il volume cageano. Ringraziandolo per la gentile disponibilit\u00e0, vi auguro una buona lettura.<br><br><em>1) Come nasce l&#8217;idea di pubblicare un testo come Un anno, a partire da luned\u00ec? E l&#8217;aggiunta al titolo di Dopo Silenzio vuole essere un aggancio al volume che cronologicamente lo precede? Come mai lo avete messo?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo nasce dalla creazione di una collana editoriale che vuole portare all\u2019attenzione del lettore italiano curioso, ma anche dell\u2019esperto, gli scritti e le riflessioni di compositori dal secondo Novecento in avanti. Questo, perch\u00e9 ho sentito l\u2019esigenza di riportare i lettori alle testimonianze di prima mano di un mondo, in particolare quello della musica, che \u00e8 in grande trasformazione. Di riportare quindi i lettori a un fare musica che \u00e8 anche e soprattutto pensiero.<br>\u201cDopo Silenzio\u201d come sottotitolo \u00e8 certamente una scelta editoriale che vuole indicare a un tempo il legame con il testo precedente, con il quale condivide la natura antologica autobiografica, e la continuit\u00e0 editoriale con la precedente pubblicazione di \u201cSilenzio\u201d da parte della stessa Shake.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<p><em>2) Per certi versi credo che le raccolte di testi di Cage siano dei proto-ipertesti: anticipano di qualche decennio quello che adesso esperiamo tutti i giorni con internet. \u00c8 questa sua (di Cage) attualit\u00e0, la forza di questo libro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p>In effetti, nel testo di Cage sono presenti continue citazioni dirette, trasfugurate, ricontestualizzate eccetera; David Patterson, nel \u201cCambridge Companion to John Cage\u201d&nbsp; curato da Nicholls, ne individua 5 tipologie. Ci sono poi rimandi ad artisti, letterati e inventori. Il che fa capire quanto intensa fosse l\u2019attivit\u00e0 culturale di quell\u2019epoca e quanto povera sia in confronto quella di adesso.<br>Si pu\u00f2 allora pensare di essere di fronte a un ipertesto, anche se in realt\u00e0 questo flusso mi ricorda piuttosto una dorsale atlantica, il cavo che collega diversi continenti a internet e in cui i dati di milioni di utenti passano e in un certo qual modo si fondono tra di loro per realizzare l\u2019essere umano della societ\u00e0 globale.<br>Bisogna per\u00f2 dire che questo modo di scrivere \u00e8 almeno debitore dei lavori di Pound e Beckett, per nominare solo due degli autori che hanno frequentato la tecnica di scrittura del flusso di coscienza, ma soprattutto della scrittura di James Joyce, autore dell\u2019Ulisse e del vertiginoso Finnegans Wake. Va ricordato come questi testi hanno molto influenzato i compositori del Novecento che li hanno usati esplicitamente come testi da musicare, si pensi a Cage e Berio, o semplicemente da leggere e a cui ispirarsi, come Boulez e Stockhausen. Dunque gli scritti di Cage rimandano certamente a questo stile che rappresenta non solo un modo di presentarsi di certa letteratura del Novecento, ma anche, attraverso la televisione prima e di internet e del cellulare poi, un modo, nel bene o nel male, fondamentale in cui la mente, un po\u2019 come la scimmia ubriaca del buddhismo, si rapporta con il mondo.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<p><em>3) John Cage era solito &#8216;usare&#8217; materiali altrui come base per lavori suoi &#8211; parlando di testi scritti vengono subito in mente i mesostici &#8211; fornendo una prova di come vecchie idee possono generarne di nuove. \u00c8 possibile che ci\u00f2 accada anche con questo suo libro?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente, nei suoi testi e nelle sue musiche, Cage ha fatto riferimento ad altri autori in vari modi, di cui la citazione diretta \u00e8 soltanto uno. &nbsp;<br>Tuttavia \u00e8 raro che Cage faccia delle semplici citazioni senza utilizzare modifiche, magari attraverso \u201cazioni disciplinate\u201d, che rendono irriconoscibile la fonte originale, come in \u201cCheap Imitation\u201d con Satie o in \u201cEmpty Words\u201d con Thoreau.<br>In \u201cUn anno da luned\u00ec\u201d le citazioni dirette non abbondano, anzi sono piuttosto rare, ma in compenso troviamo un flusso di riferimenti anche incrociati, che non vogliono appoggiarsi sulla declinazione di nomi, come avviene con i mesostici, ma seguono invece il filo del suo pensiero in libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>4) Tutte le volte che esce un libro o un disco di Cage mi domando, sapendo come lui cercasse idee nuove guardando sempre avanti, quale senso abbia un&#8217;operazione del genere. Non sembra di &#8216;violare&#8217; un principio cageano di base? Un po&#8217; come il piacevole ossimoro della &#8216;volont\u00e0 di fare le cose a caso&#8217;, ci\u00f2 che Cage definiva purposeful purposelessness?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una grande differenza tra un libro con gli scritti di Cage e un disco con interpretazioni dei suoi lavori. Certamente Cage non era contrario alla pubblicazione dei suoi testi, e questo \u00e8 comprensibile dato che i suoi scritti, perdona la tautologia, non potendo essere resi pubblici senza appunto una pubblicazione, erano fatti proprio per essere pubblicati. E lo stesso vale per le sue partiture! Non ha senso scrivere una partitura che nessuno pu\u00f2 avere perch\u00e9 non viene pubblicata (e tra l\u2019altro questo \u00e8 un grande problema di oggi). Invece, \u00e8 noto che Cage non fosse un fan delle registrazioni dei suoi brani. Per lui la musica nasce da un incontro tra una mente creativa che \u201cprovoca\u201d in qualche modo il suono e l\u2019ascoltatore, anche lui creativo a suo modo. Ma questo vale per qualsiasi brano, di qualsiasi epoca. Anche per la musica acusmatica, che viene interpretata da chi sta al mixer, dall\u2019impianto specifico per ogni concerto, anche quello casalingo, dall\u2019ambiente acustico della sala pubblica o della stanza privata in cui viene eseguito. Dunque ogni incisione, se pur non \u00e8 musica in senso cageiano, \u00e8 comunque un documento che la testimonia. Pu\u00f2 allora, ma questo sono io a dirlo, diventare musica se viene ascoltata come musica, senza abbandonarsi a facili identificazioni, senza i feticismi del brano. In fondo, una radio, un giradischi, per Cage, ma anche un computer e un cellulare sono strumenti musicali e parte del paesaggio sonoro che ci circonda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>5) Pensando a Cage mi viene spesso in mente la sua conferenza Overpopulation and art il cui titolo fornisce un ottimo sunto dell&#8217;immensa quantit\u00e0 di festival, mostre, opere e lavori con cui siamo bombardati quotidianamente. Sembra quasi di essere arroccati a un&#8217;idea museale dell&#8217;arte, mentre per Cage e per alcuni artisti ancora oggi era\/\u00e8 ben altro. Pu\u00f2 essere che con l&#8217;arrivo dell&#8217;intelligenza artificiale potremo sbarazzarci dell&#8217;idea di lavoro necessario a sostenerci per la vita e fare ci\u00f2 che pi\u00f9 ci aggrada come una pluralit\u00e0 di centri che Cage auspicava?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intelligenza artificiale porter\u00e0 probabilmente dei cambiamenti cos\u00ec radicali che bisogner\u00e0 forse ridefinire il concetto di musica. Non sono preparato in materia di futurologia, ma non ho difficolt\u00e0 a immaginare che l\u2019IA non far\u00e0 che aumentare le distanze tra chi ha potere, ad esempio quello di diffondere la propria musica, e chi non ce l\u2019ha. Se ognuno, almeno in teoria, potr\u00e0 usare tutti i suoni che vuole, per produrre tutta la musica che vuole senza dover fare qualcosa di pi\u00f9 difficile che premere un pulsante, allora la musica diventer\u00e0 qualcosa che si d\u00e0 per scontato, che non ha nessun valore speciale e per cui nessuno vorr\u00e0 certo fare uno sforzo cognitivo per apprezzarla. Come una volta mi disse K.Stockhausen, \u201cpenso che la musica come la conosciamo dovr\u00e0 diventare un qualcosa di underground per un po\u2019, prima di poter essere di nuovo apprezzata\u201d. Allora la musica sar\u00e0 qualcosa di sempre pi\u00f9 legato alle identit\u00e0 sociali del mondo globalizzato, qualcosa pi\u00f9 da indossare che da ascoltare e che quindi far\u00e0 resistenza allo sviluppo di una sensibilit\u00e0 aperta al suono. Il valore sovversivo della musica come qualcosa che \u00e8 diverso da ci\u00f2 che ci circonda e richiede una particolare attenzione sar\u00e0 quindi sempre pi\u00f9 rilevante e allo stesso tempo misconosciuto dai pi\u00f9. E se questo sembra descrivere il presente pi\u00f9 che il futuro, allora vorr\u00e0 dire che l\u2019intelligenza artificiale non potr\u00e0 che accentuare ulteriormente i problemi della situazione attuale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>6) Vista l&#8217;abitudine di mettere musica in sottofondo in qualsiasi situazione si potrebbe dire che &#8216;la musica sia ovunque&#8217;, anche se non come la immaginava Cage; la musica sembra un inevitabile e necessario contrappunto alle nostre attivit\u00e0, qualunque essa siano (cena, allenamento, ritrovo con amici, eccetera). Ci\u00f2 \u00e8 stato permesso dalla tecnologia e allora mi chiedo: come si pu\u00f2 imparare ad ascoltare oggi e utlizzare la tecnologia in modo pi\u00f9 cageano?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cage ci ha insegnato che fare musica, nelle tre declinazioni del compositore, dell\u2019interprete e dell\u2019ascoltatore, \u00e8 una pratica che pu\u00f2 essere usata in modo sovversivo se viene utilizzata per combattere l\u2019imposizione delle abitudini d\u2019ascolto che ci viene dai media di massa. Allora, \u00e8 proprio nell\u2019incontro con le minoranze statistiche del repertorio d\u2019ascolto, in quei brani e suoni che i media ignorano e che dobbiamo metterci a cercare perch\u00e9 sono nascosti,\u00a0 che possiamo attuare una disabituazione dalla musica di massa. Dobbiamo cercare quegli autori, quei brani ma anche quei fenomeni sonori a cui non abbiamo facile accesso, cos\u00ec da diluire la presenza della musica inevitabile, cio\u00e8 quella che ci viene continuamente proposta, che siamo obbligati ad ascoltare anche se non lo vogliamo e che a lungo andare ci forma intimamente. Ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 farlo, perch\u00e9 fare la fatica, dato che si tratta di un\u2019impresa difficile e ingrata, di allontanarci dalla musica di massa. La mia risposta \u00e8 questa: per coltivare la sensibilit\u00e0 al suono, che \u00e8 un elemento sensoriale primario; per aprire la percezione ai dettagli, ma soprattutto alla diversit\u00e0 delle pratiche sonore in senso generale, che \u00e8 poi la diversit\u00e0 del mondo.<br><br><em>7) Sempre a proposito di tecnologia, data la facilit\u00e0 di reperimento di materiali audio e video, il senso del possesso dell&#8217;oggetto sembra sia in declino. C&#8217;\u00e8 ancora chi colleziona certo, ma quando le quantit\u00e0 diventano ingenti, immateriali e facilmente reperibili diventa quasi pi\u00f9 semplice farne a meno, staccarsene. Considerando che Cage era il primo a non voler collezioni o registrazioni di lavori suoi e altrui, questo indebolimento del legame tra persona e oggetto pu\u00f2 essere considerato un progresso o una perdita? (penso agli estratti del diario di Cage dove si citano spesso Fuller e McLuhan)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista dell\u2019attaccamento del singolo agli oggetti e in una prospettiva di liberazione, come pu\u00f2 essere vista dallo Zen, questo indebolimento del legame tra persona e oggetto \u00e8 certamente una opportunit\u00e0, che per\u00f2, come ho detto poco sopra, pu\u00f2 facilmente porsi al servizio di processi di assoggettamento. Poich\u00e9 la formazione di senso e in definitiva del gusto dipendono dal repertorio di eventi sonori che abbiamo a disposizione e della loro frequentazione, chi ha la possibilit\u00e0 di controllare ci\u00f2 che noi possiamo sentire, attraverso i media fluidi di massa, che oggi sono i suoni che sentiamo nei luoghi pubblici, oppure attraverso i social, i distributori di contenuti come Youtube e Spotify e la televisione, ha anche la possibilit\u00e0 di guidare la formazione di ci\u00f2 che siamo. \u00c8 vero che i suoni e rumori che ci circondano, cio\u00e8 il cosiddetto paesaggio sonoro, sono ancora l\u00ec, almeno fino a quando i sistemi di realt\u00e0 virtuale o aumentata e quindi la possibilit\u00e0 di manipolare in tempo reale i suoni che ci circondano, saranno diventati di uso comune. Tuttavia, il rischio \u00e8 proprio che un impoverimento delle opportunit\u00e0 d\u2019ascolto finisca con chiudere la nostra sensibilit\u00e0 su ci\u00f2 che ci viene offerto, invece di aprirla all\u2019universo. In questo senso allora, tutto quello che esula da ci\u00f2 che ci propongono i media diventa una chiave per aprirci al paesaggio sonoro, ma anche alle sue possibilit\u00e0 legate all\u2019immaginazione. Cage parla di smilitarizzazione del linguaggio, a proposito di \u201cEmpty Words\u201d, ma avrebbe potuto benissimo parlare di smilitarizzazione della musica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>8) Curioso che il prossimo titolo della colanna Classici della Nuova Musica che il testo di Cage inaugura sia di Stockhausen perch\u00e9 mi viene in mente il famigerato testo di Cornelius Cardew &#8220;Stockhausen al servizio dell&#8217;imperialismo&#8221; dove viene messo sotto torchio anche Cage insieme al compositore tedesco. A distanza di pi\u00f9 di trent&#8217;anni dalla sua morte, si pu\u00f2 dire che Cage sia stato &#8216;assimilato&#8217; e ormai faccia parte dell&#8217;establishment come lo sosteneva Cardew, oppure il suo messaggio suona ancora anarchico e rivoluzionario?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cage, nel suo percorso artistico, ha seguito un processo di decostruzione dell\u2019immaginario musicale di matrice europea. Io parlo di dismissioni: dall\u2019idea di suono come opposto al rumore, dalle velleit\u00e0 espressive del compositore, dal materiale, dalle velleit\u00e0 espressive dell\u2019interprete, dalla scrittura, dal metodo stesso, cio\u00e8 dalla tecnica, poi dalla partitura e infine dall\u2019idea stessa di opera artistica. Quello che per\u00f2 \u00e8 rimasto, e non poteva essere altrimenti, \u00e8 l\u2019idea di quell\u2019etichetta di un brano, che \u00e8 prima di tutto il nome del compositore. Anche il brano forse pi\u00f9 estremo, cio\u00e8 Musicircus di cui abbiamo solo il titolo e la descrizione della prima esecuzione o, ancora meglio, 0\u201900\u201d, in cui si chiede di svolgere un\u2019azione e di amplificarne i suoni involontari che ne risultano, sono comunque legati al nome di Cage. Questa decostruzione non avrebbe che potuto terminare con la dismissione di Cage in quanto autore. E invece Cage non ha mai cessato di porsi come un compositore, perch\u00e9 il suo percorso non \u00e8 un percorso di ascesi personale, cosa che comunque sarebbe rimasta nella sua sfera privata, bens\u00ec quello di un pensiero radicale del fare musica, che \u00e8 una sfida della composizione perenne. Allora, se, almeno parzialmente, \u00e8 vero che John Cage, da compositore in qualche modo inserito nel sistema delle commissioni e delle pubblicazioni, \u00e8 diventato oggi un emblema, una istituzione, di cui scrivere e su cui pontificare, il suo percorso artistico rimane una espressione artistica unica e difficilmente ripercorribile senza rischiare di diventarne degli epigoni.&nbsp;<br>Ho detto che un approccio radicale al fare musica, che intendo come una riflessione su quegli elementi che si danno per scontati, sono perenni e cio\u00e8 sono sempre presenti nella storia europea della musica. Si potrebbe infatti dire che la storia stessa di questa tradizione \u00e8 in primo luogo la storia del continuo trasferimento di quanto viene dato per scontato nell\u2019idea di musica in un dato periodo, entro il dominio compositivo, cio\u00e8 entro le possibilit\u00e0 di scelta arbitraria del compositore. Il pianoforte preparato, ad esempio, \u00e8 l\u2019idea di utilizzare il pianoforte in modo diverso da come lo si \u00e8 sempre dato per scontato (con poche eccezioni). Allora, ogni pianoforte preparato \u00e8 differente perch\u00e9 \u00e8 il compositore a decidere come verr\u00e0 preparato, potendo creare cos\u00ec ogni volta misture di suoni sempre diverse.&nbsp;<br>Insomma, dal punto di vista del lavoro artistico, Cage si pone come esempio di un instancabile radicalismo della pratica musicale come pensiero, che si \u00e8 spinto in profondit\u00e0 nel significato (della musica), come pochi altri compositori hanno fatto.<br>E proprio l\u00ec, ha scoperto un modo di comporre, suonare, ascoltare che sono la testimonianza del vuoto alle fondamenta di ogni \u201cmito\u201d, come appunto quello della musica. Oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente, e lo sar\u00e0 di pi\u00f9 quando le piattaforme musicali di intelligenza artificiale saranno ancora pi\u00f9 funzionali e diffuse, che scrivere musica \u00e8 prima di tutto un\u2019attivit\u00e0 di autotrasformazione, una tecnologia del s\u00e9, per dirla con Foucault, e allora il musicista fa dono, un dono spesso non richiesto, di una realt\u00e0 prima inesistente, un nuovo brano musicale. E questo dono fornisce l\u2019opportunit\u00e0 di un incontro, con l\u2019interprete, con l\u2019ascoltatore, in cui ognuno \u00e8 preso dal proprio percorso esistenziale, dalle proprie sfide, dalle proprie sensibilit\u00e0. Cage suggerisce, per\u00f2, un modo per favorire questo incontro e cio\u00e8 quello che gli viene dal Buddhismo Zen, quello legato all\u2019approccio al suono come puro suono, liberato dalla ragnatela di significati che gli vengono dalla societ\u00e0. Si tratta di una tensione, di un orientamento a superare le proprie attese e i propri preconcetti, aperti alla diversit\u00e0 del mondo. Per\u00f2, come sostiene Cardew nella sua critica, e su cui non aggiunger\u00f2 qui altro per evitare divagazioni troppo lunghe, alle provocazioni di Cage prima o poi ci si abitua e il borghese (quanto la storia gli ha dato torto!) ascolta ormai i suoi brani come eventi sociali stravaganti. D\u2019altra parte ci si abitua a tutto e allo stesso tempo \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile evitare questa abitudine. Ascoltare un brano per la seconda volta come fosse la prima non \u00e8 solo difficile: \u00e8 impossibile, perch\u00e9 richiederebbe di azzerare la memoria.<br>\u00c8 chiaro, allora, che l\u2019ascolto del suono in quanto suono e basta, cio\u00e8 l\u2019ascolto qui e ora come testimonianza dell\u2019universo \u00e8 una via proposta da Cage, che Cardew, impregnato com\u2019era dall\u2019ideologia maoista, non poteva capire, una via che \u00e8 certamente difficile e faticosa che vuole portare alla liberazione, ancora oggi, proprio dalle ideologie e dai processi di assoggettamento in cui siamo avviluppati. Ed \u00e8 questo ascolto, ma anche questa stessa quiete sia nella scrittura che nell\u2019interpretazione, che rimane, a mio parere, una lezione sempre rivoluzionaria, sempre sovversiva, che dovrebbe accompagnarsi sempre: in quanto compositori o interpreti ma anche e soprattutto in quanto ascoltatori.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group has-global-padding is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p><br><br><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A qualche mese di distanza dall&#8217;uscita di Un anno, a partire da luned\u00ec. Dopo Silenzio, la seconda raccolta di scritti di Cage pubblicata da Shake, ecco un&#8217;intervista con Massimiliano Viel che \u00e8 responsabile di questa nuova collana di scritti sulla musica iniziata appunto con il volume cageano. 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